8 per mille: la Corte dei Conti mette sotto accusa il meccanismo

La problematica delle scelte non espresse rilevata dalla Corte dei Conti nella Delibera del 19 novembre 2014 n. 16G.
 
La consistenza del dato contabile, quindi l’intero ammontare da ripartire tra Ie diverse confessioni religiose e lo Stato, è sempre proporzionale (8 per mille) all’importo che lo Stato incassa a titolo di Irpef.
 
La ripartizione è, invece, esclusivamente collegata alla volontà dei contribuenti che, senza alcun obbligo, esprimono la propria preferenza in sede di dichiarazione annuale dei redditi. E’ bene ricordare che il dichiarante, attraverso la sua firma su apposito modulo da consegnare separatamente alla eventuale dichiarazione dei redditi, non destina l’8 per mille dell’importo da lui pagato a titolo di Irpef (come per I’istituto del 5 per mille (. . .)), bensì esprime solo la preferenza di destinazione.
 
II totale dell’ammontare assegnato a ciascuna confessione religiosa o allo Stato è proporzionale al numero delle scelte espresse da ciascun dichiarante; è, infatti, la percentuale di preferenza sulle scelte espresse che determina I’assegnazione dei fondi derivanti dalle scelte non espresse.
 
Pertanto, la percentuale pari all’8 per mille del gettito complessivo dell’irpef è comunque distribuita ai beneficiari, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione, infatti l’intero ammontare viene ripartito sulle sole scelte espresse.
 
Ciò suscita perplessità, in quanto "il non aver manifestato la propria scelta comporta, a prescindere dalle motivazioni, rifiuto del nuovo sistema o volonta di non parteciparvi. Sotto if profilo oggettivo, Ie somme computabili in base alle scelte non espresse dovrebbero essere considerate denaro pubblico a tutti gli effetti, e, conseguentemente, riassorbite nel bilancio dello Stato o, al più, con qualche perplessità, computate tra quelle destinate a scopi sociali a diretta gestione statale."
 
Ancora più problematico risulta il fatto che vengano ricomprese nel computo delle scelte non espresse anche quelle irregolari, che, pertanto, arbitrariamente, giovano a favore di beneficiari diversi da quelli, seppur irregolarmente, prescelti. Entrano nel computo delle scelte non espresse anche Ie dichiarazioni dei defunti nell’anno.
 
Assente risulta essere l’informazione su tale peculiare modalità di attribuzione.
 
I cittadini, anche dotati di diligenza media, possono essere indotti, pertanto, a ritenere che solo con una scelta esplicita i fondi vengano assegnati. Sul punto, si riportano Ie considerazioni gia avanzate da questa Corte: "Grazie a tale meccanismo, i destinatari possono ricevere più dalla quota non espressa che da quella espressa, beneficiando di un notevole fattore moltiplicativo. Ciò desta perplessità, nella considerazione che molti  non optanti possono essere indotti a ritenere che la loro quota resti nella disponibilità dell’erario."
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